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Visibilità post Facebook in calo? Ovvio, come da manuale.

Partiamo con una premessa fondamentale: Facebook non è gratuito e mai lo sarà. A dispetto di quanto enfatizzato nella home page del famoso portale, il prezzo c’è ma non si vede. Il conto, in alcuni casi, è davvero salatissimo se si fa l’errore di basare la propria strategia social/commerciale principalmente (o in parte consistente) su Facebook. Vediamo perchè…

All’inizio di dicembre 2013 Facebook ha confermato un cambio nella visibilità delle notizie, magnificando numeri da capogiro. Si parla di un incremento del 170% del traffico verso i siti per coloro che hanno seguito le migliori linee guida (ed editoriali). Peccato che la realtà sia molto diversa. Uno studio basato su statistiche reali di un sito che parla di vita matrimoniale (Hitched) mostra un modestissimo incremento dell’11%.

La prima cosa che notiamo a seguito di questo cambio “algoritmico” è che ogni volta che viene pubblicata qualche notizia, con relativo link alla pagina web, il risultato è praticamente inesistente: si arriva a malapena al 5% degli utenti che hanno cliccato “Mi piace” (“Like”) sulla pagina aziendale. Nell’estate del 2013 il numero era intorno al 25%. Pubblicando un testo senza link si può ambire ad un 10%. Diciamocelo pure: un po’ pochino

Facebook afferma che questo cambio è stato fatto per premiare contenuti di qualità. Bene! Allora ci saranno rimasti molto male quelli di Hitched guardando le statistiche pietose dopo che famosi Ph.D, autori di best seller ed esperti terapeuti hanno contribuito con i loro testi e contenuti di altissimo valore (reale!) ad aumentare le pubblicazioni del sito.

Il nostro “collega” estero Peter Kafka ha intervistato Lars Backstrom (manager responsabile del “News Feed” di Facebook) chiedendo spiegazioni in merito. Cosa ha scoperto? Semplice: i contenuti di un autore A sono più importanti di un autore B, anche se A ha scritto cretinate. Bello, vero? Ma come fa Facebook a determinare la qualità di un autore? Come fa a capire se un autore è veramente quotato? Nonostante Facebook si sia sempre prodigato nel cercare di spiegare come faccia a capire la bontà di un contenuto, è empiricamente evidente che la qualità di un contenuto è nulla di fronte al fattore “virale” della informazione stessa.

Quindi se l’informazione di una pagina aziendale (o “fan page”) non ottiene molte interazioni entro pochi minuti, producendo un effetto a catena sugli amici degli amici (“The Viral Coefficient“), tale notizia diventerà di fatto invisibile alla maggior parte dei “fan”, in quanto ritenuta da Facebook non degna di comparire nell’elenco delle news. Qualcuno dovrebbe spiegare a Facebook che non si rimedia ad un errore con un altro errore. Se un utente clicca indiscriminatamente “Mi piace” su centinaia di pagine aziendali (e magari ha pure +1000 “amici” su Facebook) trovandosi un elenco oltraggiosamente lungo di notizie inutili allora sono solo problemi suoi. Evidentemente gli piace essere molto “informato”. Trovo molto fastidioso che un algoritmo matematico pretenda di intuire a priori cosa voglio leggere e cosa voglio scartare. Il primo rimedio pratico a costo zero per arginare la caduta improvvisa di visibilità è quello di investire tempo nell’invitare direttamente i propri contatti a leggere quanto pubblichiamo per stimolare commenti, “like” e condivisioni. La domanda è: il nostro tempo ha davvero costo zero?

Il compito di che crea contenuti professionali, da sempre, è quello di far sapere alle persone quello che hanno bisogno di sapere, non quello che già sanno o che vogliono sentirsi dire, ma questo economicamente è poco profittevole e Facebook NON fa beneficenza. L’utilizzo del nuovo algoritmo per la visibilità dei “post” (notizie pubblicate su social) ha prodotto danni ingenti a tutti coloro che utilizzavano Facebook credendo di raggiungere facilmente il loro pubblico, e non mi sorprende affatto che su Internet si legga di cause legali avviate proprio per questo motivo. Il mio compito però è quello di farvi riflettere. Ad Agosto 2013 Facebook era quotato 100 miliardi di dollari, ma l’economia virtualmente schizzofrenica non si ferma mai perchè tutti coloro che si sono visti “declassare” le loro notizie hanno dovuto pagare Facebook per dargli il dovuto rilievo. Non deve quindi sorprendere l’impennata azionaria di 39 miliardi da Agosto ad oggi (Gennaio 2014).

Non escludo che ci possano essere ripensamenti, correzioni, e cambi strategici sul valore delle notizie e del relativo calcolo algoritmico, ed è proprio per questi cambi improvvisi, decisi unilateralmente da Zuckerberg ed i suoi amici azionisti (squali come o peggio di lui?) che il mio consiglio è di riflettere molto bene su quali strumenti usare e come spremerli per la vostra politica commerciale. Investire tempo / denaro su Facebook non è sbagliato a patto che ci sia una riflessione ben ponderata. Chiedere un parere a chi fa vero Web Marketing o ad esperti Social Media Manager non è sbagliato. Dopo tutto non esiste solo Facebook… Twitter, LinkedIn e Google+ sono solo i primi nomi di canali alternativi altrettanto validi che possono affiancare (ed in alcuni casi sostituire) Facebook nella vostra attività. Scegliete accurtamente il vostro target di clienti, il budget commerciale, e lo strumento più idoneo per comunicare con loro. Il resto verrà da sè.

+Andrea Billi
Tel. 051-520737
Vortika s.r.l.

AUTHOR - Andrea Billi

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